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Danilo Schininà, uno dei due autori, insieme a Roberto Rossi, dell’Inchiesta Drammaturgia sul Caso Spampinato, è un attore e regista, originario di Scicli. Laureato in Discipline dell’arte, della musica e dello spettacolo all’Università di Bologna, diplomato alla scuola di recitazione Bibiena, con la quale ha collaborato fino al 2005, ha scritto, diretto e interpretato il monologo “Dolce confusione” e i cortometraggi “Perché?”, “I curtigghiari”, “Forse” e “Ti amo tanto” (che potete vedere su youtube). Dopo il debutto dello spettacolo “Inchiesta drammaturgica sul Caso Spampinato” al Premio Giornalistico Televisivo Ilaria Alpi, ha risposto ad alcune domande sull’opera e sui suoi futuri progetti.
Il caso Spampinato non è un caso di cui si è parlato o si parla molto, oserei persino dire che c’è stata una cosciente volontà di insabbiare la faccenda. Tu come sei arrivato a conoscerla?
È stato Roberto Rossi che per primo me ne ha parlato. Egli è uno degli studiosi di giornalismo e mafia più impegnati e meticolosi che io abbia incontrato. Si era occupato in passato della vicenda Spampinato per la sua tesi di laurea e, sapendo ch'io provenivo da Ragusa, come Giovanni Spampinato, me ne ha parlato a lungo. Io ovviamente non conoscevo la storia, poiché, come dicevi tu, non se n'è parlato molto in giro.
La collaborazione con Roberto Rossi com’è iniziata e qual è stato il percorso che vi ha portato all’inchiesta drammaturgica?
Ci siamo incontrati frequentando un master. Eravamo impegnati con lo studio e le lezioni, che però non ci soddisfacevano abbastanza. Avevamo voglia di andare oltre ed occuparci di qualcosa di importante. Dopo aver discusso e meditato sul da farsi, abbiamo deciso di iniziare a leggere e rileggere tutti gli atti processuali riguardanti il caso Tumino (l'ingegnere ucciso 8 mesi prima di Giovanni e su cui lo stesso stava indagando) e il caso Spampinato. Un lavoro durato un paio di mesi. Dopodiché abbiamo scelto una linea stilistica su cui si è basato tutto il lavoro di scrittura. Il risultato è l'“inchiesta drammaturgica”. Un termine coniato da Roberto che poteva nascere solo dall'unione di due esperienze formative diverse: giornalistica di Roberto; teatrale mia.
Tu non vivi più in pianta stabile in provincia, eppure, anche a giudicare da “Ti amo tanto”, le tue idee diventano creazioni concrete solo qui.
Effettivamente la maggior parte dei miei progetti li ho realizzati proprio in provincia di Ragusa. E anche l'ultimo lavoro, l'“Inchiesta drammaturgica sul Caso Spampinato”, ho voluto realizzarlo lì, pur mettendolo in scena per la prima volta a Riccione, all'interno del premio Giornalistico Televisivo Ilaria Alpi.
Per quanto riguarda il cinema, direi che chiunque è attirato dalla terra in cui io e te siamo nati. La Sicilia è un set ideale per film. Sarei tonto ad avere tale scenografia e non utilizzarla. “Ti amo tanto” è l'esempio concreto del fatto che girare un cortometraggio in Sicilia, almeno per me, è estremamente semplice: ho location fantastiche a 2 minuti da casa mia; tanti amici attori che non hanno nulla da invidiare a professionisti d'alto livello e collaboratori vogliosi senza i quali non riuscirei a concretizzare nulla di ciò che la notte mi ossessiona.
Hai fatto il regista, l’attore, hai scritto sceneggiature, adesso hai pubblicato un libro e, se la memoria non m’inganna, hai provato in passato anche a fare il cantante. Quale sarà la prossima mossa: un tutù per ballare la danza classica?
Regista, attore, sceneggiatore, sono attività che collimano facilmente. Il canto non ho mai smesso di amarlo, anche se ormai canto di rado anche sotto la doccia. La danza classica non l'ho mai presa in considerazione. Non credo di avere il fisico adatto. Magari qualche volta indosserò il tutù in una qualche festa di carnevale. Chissà?! Più che altro – e lo dico seriamente – mi sarebbe piaciuto il tip tap. Prima di morire spero di poterci almeno provare. C'è un'altra cosa che invece faccio e che molti non sanno: scrivo “racconti semi-erotici” per una rivista che si chiama “Free Time”. Mi diverto molto a scriverli e ancora di più a rileggerli. Prova a leggerli anche tu, più che erotici sono comici.
Tu hai giocato anche a calcio, che per me è lo sport più bello del mondo, una perfetta metafora della vita. De Gregori ci ha scritto uno dei suoi pezzi migliori: La leva calcistica della classe 68, Davide Enia su una partita, Italia - Brasile, ha costruito uno dei migliori spettacoli teatrali degli ultimi anni. Hai mai pensato di raccontare una storia su questo sport?
No. Sinceramente non c'ho ancora pensato. Devi sapere che ho un rapporto di amore e odio con il calcio: non tollero l'idolatria che troppe volte sfocia in fanatismo, non amo lo sperpero di denaro e non mi piace la violenza. Però è lo sport che più riesce ad emozionarmi, quando lo pratico. Anche perché vi ho speso parecchi anni della mia vita dentro a dei rettangoli. Dunque, credo che ancora per un po' di tempo mi terrò lontano da quest'argomento. La religione, invece, è un argomento per me molto interessante. Spero di fare un mediometraggio il più presto possibile. Ho in mente un soggetto, devo scrivere la sceneggiatura e poi girare quando sarò (ovviamente) in Sicilia.
Un’ultima cosa. Domenica e Lunedì si terranno le elezioni amministrative a Scicli: previsioni, speranze, paure?
Le previsioni se vuoi te le do sulla pressione atmosferica di domani. È sempre più forte di noi sperare di azzeccare il futuro. Purtroppo non potrò votare, visto che non ci sono. Invece ti dico seriamente che spero in un'amministrazione che abbia molta voglia di lavorare. Che sia sensibile al problema “Rifiuti” e che promuova la raccolta differenziata ed obblighi la gente a farla. Che incentivi le energie alternative, oltre che l'uso delle biciclette. Questi, che possono sembrare banalità, sono i problemi ai quali urgono soluzioni. Del resto non so perfettamente cosa necessiti Scicli. Per quanto riguarda le paure invece posso dire che non ne ho. Sono e voglio essere fiducioso.

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