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E’ durata quanto la vita di una farfalla l’esibizione di Simone Cristicchi: poco. Troppo poco. L’annunciata tappa, a Donnalucata, del “Dall’altra parte del cancello Tour 2008”, si è rivelato poco meno di uno showcase. In coda ad una “puntata” di Insieme Tour 2008, condotta da Salvo La Rosa e condita da due comici che mi ricordavano la canzone di Lorenzo Jovanotti “…e mentre un comico faceva ridere, io ti ho sentita che piangevi…”, Simone è salito sul palco, armato di chitarra acustica, per regalare al numeroso pubblico sei brani.
Cristicchi o si ama o si odia. E’ difficile la via di mezzo con uno come lui. Se ti sta bene che qualcuno ti metta di fronte a tutti i tuoi maggiori difetti, che magari sia anche molto diretto, a tratti forse volgare, che ti racconti storie scomode, allora non hai che da rimanere in silenzio ed ascoltarlo parlare e cantare. Altrimenti, forse è meglio non disturbare chi lo sta ascoltando. Cristicchi non è solo quello che ha vinto Sanremo con la canzone sui pazzi. Cristicchi è quello che in mezzo ai pazzi c’è andato davvero, che li ha ascoltati, che sui centri d’igiene mentale (che brutta espressione, forse è meglio usare manicomio) ha prodotto e realizzato un documentario con la regia di Alberto Puliafito.
Cristicchi sembra un menestrello, un cantastorie dei nostri tempi. Inizia, molto oltre la mezzanotte, raccontando la storia di una “Studentessa Universitaria”, passa a “Senza”, prende in prestito uno splendido e semi-sconosciuto pezzo di Ivano Fossati: “Sigonella”. Non cerca di compiacere il pubblico, ma racconta di sé, della paternità, dei consigli del nonno, della zia. “Che bella gente” precede il suo pezzo più commerciale, quello che l’ha reso famoso: “Vorrei cantare come Biagio”. Chiude con la vera storia di Antonio, uno considerato matto. Uno che non si spiegava che senso avesse, per un bruco, spendere otto mesi a diventare farfalla, se la vita di una farfalla è così breve. Cristicchi sostiene, e mi trova d’accordo, che la vita di una farfalla ha un senso per lo stupore che provoca in chi la guarda, almeno una volta. Si guadagna così gli applausi di un pubblico commosso ed emozionato, che ascolta in silenzio “Ti regalerò una rosa”, il pezzo che gli ha permesso di vincere Sanremo. A causa del poco tempo a disposizione, lascia fuori brani molto belli, come “Angelo Custode”, che vi propongo qui:
Dopo la foto per il sito della Provincia Regionale di Ragusa, scende dal palco, portandosi via i suoi fantastici riccioli, la sua chitarra, le sue storie. Lo fa in fretta. Troppo in fretta. Come una farfalla.
Ci chiediamo perché sia durato così poco. Ci aspettiamo una risposta. Sensata.

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