L'articolo che stai leggendo è stato scritto 1218 giorni orsono.
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Via segnalazione del buon Moticanus, ho letto una folta discussione su R.T.M. news riguardante la necessità o meno di rendere il commento utente maggiormente controllato, tramite registrazione.
Ci si lamenta che in questo modo sia troppo facile offendere politici o persone in qualche modo influenti, trincerandosi dietro l'impossibilità di rintracciare il commentatore che dovrebbe dare internet.
La lettera aperta dell'utente, così prontamente (e devo dire anche coraggiosamente) pubblicata dalla redazione di R.T.M. è la prova provata di quanto il Digital Divide sia un problema nella nostra provincia.
Parlare di anonimato su internet è pura fuffa. Pensare che la registrazione sia motivo di maggior sicurezza anche. Pensare di poter colpevolizzare a priori i moderatori per i contenuti che dipendono dagli utenti commentatori esprime poca conoscenza delle peculiarità legali, legate al web.
E non è questione di web 2.0 o 1.0. E' sempre stato così. Da quando cominciai a frequentare un server IRC tedesco (la mitica net FreshIRC). Con stanze in cui persone dei cinque continenti parlavano, discutevano, a volte litigavano.
In rete si è sempre discusso. Solo che un tempo si era in pochi. Gli appassionati disposti a pagare quintalate di bollette telefoniche per navigare con una connessione che poteva raggiungere picchi da 28.8k al secondo :-)
Oggi viviamo meglio di ieri, perchè l'accesso è diventato più facile, meno costoso e più sicuro di un tempo. Ma c'è un problema: siamo in tanti :-)
Dovrebbe essere un bene, ma la quantità si scontra contro la qualità della vita digitale. Come dicono in molti, si sta meglio in campagna, perchè il vicino di casa sta a kilometri di distanza, quindi niente rumori molesti, niente bambini che piangono la notte, niente casini. Quando invece ci si sposta in città, tutto diventa rumoroso e fastidioso. Il vicino diventa una moltitudine che non riusciamo spesso a digerire.
Anche su internet sta succedendo lo stesso. Tecnicamente il digital divide si sta rimpicciolendo in Sicilia, mentre manca ancora una certa cultura dello stare in rete. Si leggono migliaia di informazioni e milioni di opinioni. Non si è d'accordo con tuttti e la novità degli ultimi tempi è che spesso possiamo dirlo liberamente.
Ma come nella vita civile le nostre libertà non possono limitare le altrui. Ed in verità internet lo permette. L'anonimato è pura fuffa. La registrazione è un palliativo anche tecnico, nonchè un problema per chi mette a disposizione un servizio come quello di RTM.
Un esempio: RTM da domani decide di costringere a registrarsi. Lo fa per bene ed oltre alla compilazione di una form chiede anche una conferma via email della registrazione. Esistono una miriade di servizi che mi mettono a disposizione una email virtuale e provvisoria. Uno quella, clicco sul link di conferma ed un secondo dopo distruggo l'account e comincio a fare spam. Cosa ha risolto la registrazione? Niente :-)
Ma ho veramente beffato il servizio? In pratica forse si, ma in teoria ho dovuto lasciare il mio IP da qualche parte. E l'associazione IP <=> tempo è univoca e non replicabile in nessun modo.
Basterebbe capire questo per non aver paura di chi ci offende, ed allo stesso tempo temere un po' di più il delinquere in rete. Se i motivi son questi, le soluzioni ci sono. Se il fine invece vuol essere quello di dare meno voce, beh è un'altra storia :-)

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