L'articolo che stai leggendo è stato scritto 1462 giorni orsono.
Le informazioni presenti potrebbero non essere aggiornate!
[Autore: Il terronista]
Da sempre nella provincia ragusana, considerata relativamente tranquilla, la città di Vittoria occupa una posizione particolare, un po’ border-line, per via dei tanti atti criminali che specialmente negli ultimi venti anni hanno tolto la tranquillità agli abitanti.
Ecco una piccola cronistoria della storia della criminalità organizzata a Vittoria, ripercorrendo le tappe fondamentali e analizzando i clan più potenti e sanguinari.
Nel quinquennio 1985-1990 si contano oltre cinquanta omicidi, di cui ben venti fra gennaio e novembre del 1990, numeri da guerra civile. Ma cosa succede a Vittoria in quel periodo? Succede che si raggiunge un elevato livello di benessere grazie alle coltivazioni in serra, e ciò ha attirato l’interesse della malavita, soprattutto proveniente dalla Provincia di Caltanissetta. A causa di questi interessi economici ci fu un incremento di intimidazioni e violenza non indifferente in tutta la città.
Uno dei primi segni della “svolta” malavitosa si ebbe nel 1983 con l’omicidio di Peppe Cirasa, storico boss del contrabbando, ad opera di Turi Gallo: capo di una organizzazione criminale senza scrupoli che gestisce gioco d’azzardo, pizzo e traffico di droga. Al gruppo appartengono nomi pesanti come Carmelo Dominante, Biagio Gravina, e i fratelli Carbonaro.
Tale gruppo rimane compatto sino al 1987 quando lo zoccolo duro composto dai Carbonaro e dai Dominante elimina Turi Gallo e poi, onde evitare vendette, tutti i membri della sua famiglia. Il binomio macchiato di sangue Dominante - Carbonaro diventa egemone su Vittoria, ed eliminerà anche il Gravina.
La mafia vittoriese rimane in stretto contatto con quella nissena, tanto che esponenti vittoriesi parteciperanno nel novembre del 1990 alla cosiddetta “strage di Gela”, si prestano e scambiano favori anche per lo smercio di droga e armi.
Il clan Carbonaro – Dominante fa capire il possesso del territorio anche in fatto di rapine, uccidendo i cosiddetti dissidenti nella strage di costa Fenicia in cui perderanno la vita Franco e Roberto Piscopo, Emanuela Argenti e Serafina De Luca.

Tale alleanza criminale agiva soprattutto nel campo del racket, chiedendo il 3% sull’ammontare dei lavori di opere pubbliche, ma la vera miniera d’oro è rappresentata dalla risorsa agricola: ovvero il mercato ortofrutticolo.
Nessuno per anni osò ribellarsi, anche perché gli “avvertimenti” per gli indisciplinati che non pagavano erano molto pesanti (incendio del box, buste con proiettili), sino a quando nel 1989 Salvatore Incardona, l’unico che non pagava e che incitava gli altri a farlo venne eliminato il 9 giugno, anche Vittoria ha purtroppo avuto il suo Libero Grassi.
E’ una continua escalation di terrore, addirittura da un rapporto della procura del 1991 nella città delle primizie sono oltre mille i cittadini indagati e processati per reati associativi alla mafia e connessi col traffico di narcotici, una media di un cittadino su sessanta, l’imbarazzo cresce quando si scopre che è la media più alta d’Italia: siamo in piena emergenza.
Tra il 1996 e il 1999 scoppiano varie guerre di mafia per il controllo del territorio: il gruppo Dominante contro i Nigito (con l’uccisione di tre persone fatte trovare cadaveri a Vizzini dentro un auto), per culminare con la strage del 2 gennaio 1999, quella di San Basilio, viene ucciso dal clan Piscopo Angelo Mirabella, reggente del clan Dominante e altre quattro persone.
Lo shock in tutta la città è evidente, i media nazionali mostrano Vittoria come una città arretrata, omertosa e retrograda, questo spinge nella direzione di assicurare alla giustizia molti criminali che per anni hanno tormentato la cittadinanza. Tra il 1997 e il 2007 sono state emesse ben 780 ordinanze di custodia cautelare per fatti riconducibili alla criminalità organizzata , con moltissime condanne.
Ancora panico, stavolta nella frazione di Scoglitti, il 16 agosto 2007 quando tre delinquenti pedinati dalle forze dell’ordine in borghese hanno aperto il fuoco fra la folla, fortunatamente senza conseguenze, adesso i tre si trovano in carcere.
In città continuano i furti e le rapine, ad opera della malavita gelese, che saccheggia indisturbata poste e banche, si è pensato a mettere un sistema di telesorveglianza per rendere i commercianti più sicuri, ancora siamo in fase di stallo.
Sembra che Vittoria abbia superato il momento difficile, però ancora la malavita resta radicata dentro il sistema sociale, il pizzo al mercato ortofrutticolo è una triste realtà (come segnalato da Repubblica qualche mese fa), il commercio di droga è in mano ai clan, e il tessuto politico è ancora imbevuto di strane quanto sospette amicizie con alcuni esponenti criminali che hanno interessi nel settore edilizio.
Il caso Vittoria continua a tenere banco, se ne dovrebbe parlare un po’ di più sui giornali e sulle televisioni locali, che invece si limitano a tribune politiche poco efficaci e a farsi megafono del potere.

RSS Articoli
Facebook