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<title>RSS Categoria: Politica - 0932 | blog.it - Un blog dedicato alla provincia di Ragusa</title>
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<description>RSS Categoria: Politica - 0932 | blog.it - Un blog dedicato alla provincia di Ragusa</description>
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<pubDate>Thu, 09 Feb 2012 06:09:12 +0100</pubDate>
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<title>I partiti ed il Sud - La politica siciliana spiegata a mia nonna</title>
<link>http://www.0932blog.it/post/493/i-partiti-ed-il-sud-la-politica-siciliana-spiegata-a-mia-nonna/</link>
<description><![CDATA[<h2 align="center">Il Partito del Sud</h2>
<p align="center"><img width="500" height="350" alt="Raffaele Lombardo" src="http://www.0932blog.it/public/image/partiti/lombardo.jpg" style="border: 1px solid rgb(204, 204, 204);" /></p>
<p>Governatore della Regione Sicilia. Poco prima delle elezioni europee, in cui si presenter&agrave; da solo senza alcuna speranza di far eleggere un solo deputato, azzera la giunta per smuovere le acque e far parlare un po' di se. Raggiunge il suo obiettivo <strong>passando la soglia del 2% che gli da il diritto al rimborso elettorale</strong>, pur non avendo nessun deputato a Strasburgo.</p>
<h2 align="center">Il Partito del tutto</h2>
<p align="center"><img alt="Gianfranco Miccich&egrave;" src="http://www.0932blog.it/public/image/partiti/micciche.jpg" style="border: 1px solid rgb(204, 204, 204);" /></p>
<p>Si sente l'erede naturale di Cuffaro. Inizialmente odia Lombardo, ma &egrave; proprio quest'ultimo il predestinato dalle destre per la Sicilia. Viene quindi messo a Roma a fare il sottosegretario alla presidenza con delega al CIPE. Giusto il tempo di salvare Catania (ed il medico personale del premier) da un disonorevole fallimento e torna in pista per farsi rinotare. Ora collabora con Lombardo per fare un nuovo partito del sud, che faccia gli interessi del sud e che lo promuova. Tutto questo mentre &egrave; governativamente alleato con la Lega Nord&nbsp; e formalmente appartiene al PDL, formaziona politica quasi monarchica e dichiaramente volta al bipartitismo perfetto.</p>
<h2 align="center">I Partiti dal Sud</h2>
<p align="center"><img width="500" height="379" title="Photo credits www.globalpress.it" alt="emigrati" src="http://www.0932blog.it/public/image/partiti/emigranti.jpg" style="border: 1px solid rgb(204, 204, 204);" /></p>
<p><strong><a href="http://finanza.repubblica.it/News_Dettaglio.aspx?del=20090716&amp;fonte=TLB&amp;codnews=649" target="_blank">Oltre 700.000 emigrati negli ultimi 10 anni</a></strong>. Siamo tornati ai livelli degli anni 60 quando il miracolo economico poggiava sulla cambiale e sul basso costo del lavoro di centinaia di migliaia di operai sfruttati come bestie.</p>]]></description>
<pubDate>Wed, 29 Jul 2009 09:22:51 +0200</pubDate>
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<title>Inceneritori di Sicilia. Le oscuritā di una societā milanese e i danni possibili di un subappalto da record</title>
<link>http://www.0932blog.it/post/482/inceneritori-di-sicilia-le-oscurita-di-una-societa-milanese-e-i-danni-possibili-di-un-subappalto-da-record/</link>
<description><![CDATA[<h2><img align="left" src="http://www.0932blog.it/public/image/modica/politica/carlo-ruta.jpg" alt="Carlo Ruta" />A cura di Carlo Ruta</h2>
<p><strong><em>Berlusconi li chiama &ldquo;termovalorizzatori verdi&rdquo;. In realt&agrave; i mega-inceneritori previsti per la Sicilia dai bandi di gara del 2009 saranno i pi&ugrave; pericolosi per la salute e l&rsquo;ambiente. A dispetto dei diritti delle popolazioni dell&rsquo;isola, cos&igrave; vengono tutelati gli interessi del gruppo Falck e della Pianimpianti, impresa fra le pi&ugrave; discusse, amministrata dal calabrese Roberto Mercuri.</em></strong></p>
<p>In un discorso recente ad Acerra, Silvio Berlusconi &egrave; stato chiaro nel dire che gli inceneritori destinati alla Sicilia dovranno essere dello stesso tipo di quello esistente nei pressi della citt&agrave; campana, battezzato dal medesimo il &ldquo;termovalorizzatore verde&rdquo;. Nei bandi siciliani del 2003 venivano richiesti in effetti inceneritori di tale tipo, a griglia mobile, con sistema di depurazione a secco. Con tali caratteristiche quindi, nel 2005, il gruppo Falck, capofila delle compagini vincitrici di tre gare su quattro, li ha ordinati in subappalto alla societ&agrave; milanese Pianimpianti, per mezzo miliardo di euro. Gli stessi sistemi recano altres&igrave; quelli richiesti dai nuovi bandi di gara, dell&rsquo;aprile 2009. Il capo del governo, evidentemente, a tutto ci&ograve; si &egrave; riferito. I conti per&ograve; tornano poco, anzitutto sotto il profilo tecnologico, se si considera che il modello richiesto dai bandi di sette anni fa oggi viene riconosciuto come il pi&ugrave; pericoloso. Meno inquinanti risultano infatti gli inceneritori con sistema di depurazione ad umido, perch&eacute; pi&ugrave; idonei a rimuovere i gas acidi, i metalli pesanti, le polveri, i microinquinanti organici, incluse le diossine. Perch&eacute; i nuovi bandi siciliani, con l&rsquo;impegno forte del governo, ripropongono allora la realizzazione di impianti obsoleti? &Egrave; un quesito ovvio, la cui risposta richiede comunque delle ricognizioni, a partire dalla societ&agrave; che ha beneficiato del favoloso subappalto, di cui sono stati evidenziati nella precedente inchiesta sul tema alcuni trascorsi.</p>
<p>Nel sito web che ne definisce profilo e attivit&agrave;, la Pianimpianti, amministrata da circa un decennio dal calabrese Roberto Mercuri, presenta s&eacute; stessa come una societ&agrave; di engineering &amp; contracting, che cura la realizzazione di impianti dedicati alla salvaguardia dell'ambiente. In realt&agrave;, manifesta un profilo piuttosto vago. Dispone beninteso di uffici, manager, uno staff di funzionari. Non realizza tuttavia con tecnologie proprie gli impianti che s&rsquo;impegna a consegnare &ldquo;chiavi in mano&rdquo;. Si avvale bens&igrave; dei mezzi materiali e logistici di una societ&agrave; non Italiana: la Lurgi di Francoforte, che &egrave; invece una presenza di rilievo nelle costruzioni per la siderurgia, la chimica e l&rsquo;energia, con stabilimenti in Polonia, negli Stati Uniti, in India, nel Sud Africa. La societ&agrave; di Mercuri, non esente fra l&rsquo;altro di connessioni con il Lussemburgo, &egrave; in sostanza una societ&agrave; di intermediazione, che, nelle logiche del terziario pi&ugrave; mosso, fonda i propri guadagni sulla forza di contatto di cui dispone, da un lato con il partner tedesco, dall&rsquo;altro con i committenti, pubblici e privati. E su tale facolt&agrave; di contatto dell&rsquo;impresa, che &egrave; stata ritenuta non priva di diramazioni politiche, essendone stato vice presidente un noto ex parlamentare, si sono accentrate le attenzioni di diverse magistrature. A partire comunque da quella calabrese, che nello scorso marzo ancora una volta ha chiamato in causa Mercuri e un altro esponente della societ&agrave; di Milano, Aldo Bonaldi, nell&rsquo;ambito di una inchiesta su finanziamenti e appalti nell&rsquo;area crotonese.</p>
<p>Il rapporto Pianimpianti-Lurgi, maturato nell&rsquo;ultimo decennio, reca delle ragioni solide, da ambedue le parti. La prima ha motivo di appoggiarsi a una potente realt&agrave; industriale off-shore, per la qualit&agrave; e la competitivit&agrave; tipiche del prodotto tedesco, per le occasioni che possono venirne sui mercati esteri, ma non solo. Dal canto suo, la Lurgi ha avuto buoni motivi per collegarsi con Pianimpianti, pure con partecipazioni societarie, ravvisando nella medesima una testa d&rsquo;ariete, ai fini della conquista di tessere di mercato in Italia: un terreno difficile, dominato da gruppi del calibro di Enel, Falck e Impregilo, ma condizionato pure da un ridotto club di multinazionali europee, come la francese Veolia e l&rsquo;inglese International Power. Pur d&rsquo;indole distante, entrambe le parti hanno tratto quindi guadagno dall&rsquo;accordo, malgrado gli inconvenienti giudiziari che, in alcuni casi almeno, hanno dovuto condividere. Sono riuscite a incassare commesse importanti, a partire da quella dell&rsquo;Api per la realizzazione in Calabria della pi&ugrave; grande centrale a biomasse d&rsquo;Europa. La societ&agrave; di Mercuri ha potuto portare il proprio fatturato dai 20 milioni di euro del 1999 alle centinaia di milioni degli anni pi&ugrave; recenti.</p>
<p>A questo punto s&rsquo;impongono delle riflessioni. Il gruppo Falck, presente nel top europeo dell&rsquo;energia, avrebbe potuto realizzare da s&eacute;, o quasi, i tre impianti, ponendo in campo l&rsquo;esperienza e i supporti di Actelios ed Elettroambiente. Non lo ha fatto. In subordine avrebbe potuto richiedere mezzi e supporti ad Enel Produzione, Amia e Catanzaro Costruzioni, presenti nelle compagini con quote non indifferenti. Ma anche questo non &egrave; avvenuto. Ha affidato invece la parte pi&ugrave; imponente dell&rsquo;affare siciliano a una societ&agrave; nota per le sue disinvolture, quella di Mercuri appunto, collegata per di pi&ugrave; con una impresa di Francoforte che dal gruppo medesimo avrebbe potuto essere considerata, con buone ragioni, una possibile concorrente sugli scenari europei. &Egrave; il caso di aggiungere che prima della firma del contratto le societ&agrave; aggiudicatarie non avevano mai avuto rapporti di un tale rilievo con Pianimpianti, n&eacute;, fatta salva la forzata continuit&agrave; della vicenda, ne hanno avuto dopo. L&rsquo;accordo, distante da ogni garanzia pubblica, come &egrave; nelle logiche dei subappalti, &egrave; avvenuto allora in modo regolare o condizionato? Una risposta non pu&ograve; essere data, ma gli scenari che fanno da sfondo appaiono significativi.</p>
<p>Sulle energie dette rinnovabili si scommette da tempo. Il business che si erge su di esse, andato coniugandosi con quello dell&rsquo;acqua e dei rifiuti, &egrave; tuttavia relativamente recente, con forti rilanci negli anni novanta, ma soprattutto nell&rsquo;ultimo decennio, in virt&ugrave; pure dell&rsquo;azione dei governi che hanno sottoscritto, nel 1998, il protocollo di Kyoto. Sul fotovoltaico, sull&rsquo;eolico, sulle energie idroelettrica e da biomasse, si sono esposte in effetti, con investimenti importanti, le maggiori societ&agrave; italiane operanti nell&rsquo;energia, come Eni, Enel, Falck, Edison, Ansaldo, Helios Tecnology, Artemide, oltre che l&rsquo;ente di ricerca Enea. Un&rsquo;attrazione del tutto particolare ha suscitato altres&igrave;, nell&rsquo;ambito della produzione da biomasse, la termovalorizzazione dei rifiuti, cui &egrave; riservata la parte maggiore degli incentivi &ldquo;Cip6&rdquo;, garantiti dal governo. Ne &egrave; scaturito quindi un sistema che, pur fortemente differenziato al proprio interno, tende a prescindere dai canovacci e dai retaggi di un paese economicamente diviso, ritrovando un terreno strategico proprio nelle regioni del sud, Sicilia inclusa. E qui &egrave; il punto. Nel sud sono state ravvisate le migliori condizioni climatiche e ambientali per lo sviluppo del fotovoltaico e dell&rsquo;eolico. Vi risiedono altres&igrave; le maggiori emergenze da risolvere in tema di rifiuti e acqua. Vi resistono infine deficit strutturali e distanze da colmare, tali da poter animare disegni economici di lungo respiro. Ma le regioni del sud non sono solo questo. Sono sede di consorterie economiche, di mafie che non usano rimanere a guardare. La &ldquo;scoperta&rdquo; di tali aree, dal versante appunto delle energie rinnovabili e dei bisogni primari, ha implicato quindi delle prese di contatto, che, come testimoniano numerosi dati, anche di tipo giudiziario, si sono avute a vari livelli.</p>
<p>La Sicilia degli anni di Cuffaro ha costituito, sotto tale profilo, una sorta di laboratorio. Ne danno uno scorcio le esposizioni di un reo confesso di rango, Francesco Campanella, circa le attivit&agrave; meno visibili del consorzio di Metropolis Est, le gestioni anomale di fondi Ue, gli interessi legati alle acque, i giri di tangenti, i nessi fra imprenditoria e politica. &Egrave; quanto emerge altres&igrave;, nell&rsquo;ambito del processo &ldquo;Talpe in Procura&rdquo;, dalle deposizioni del boss agrigentino Maurizio Di Gati, circa l&rsquo;interesse che le cosche avrebbero avuto per gli inceneritori sin dal 2001, quando ancora non era in progetto la loro realizzazione in Sicilia. Che il seguito non sia da meno lo si rileva comunque dai fatti: dalle trame che si avvertono nei territori in cui sono destinati a sorgere i termovalorizzatori, ma pure i gassificatori; dalle oscurit&agrave; della politica; dai vuoti di democrazia che insistono, mentre si fa il possibile per espellere le realt&agrave; che non scendono a patti con le economie e le politiche pi&ugrave; opache, come testimonia la vicenda, esemplare sul piano civile, della societ&agrave; Moncada Costruzioni, che in provincia di Agrigento ha inaugurato nel 2005 il parco eolico di Monte Mele. D&rsquo;altra parte, anche il vento promette affari di un certo tipo. Dall&rsquo;inchiesta &ldquo;Eolo&rdquo;, condotta di recente dal pm Roberto Scarpinato, della Dda di Palermo, si apprende infatti di rapporti che malavitosi di Trapani avrebbero intrecciato con imprenditori di diverse aree della penisola per lo sfruttamento l&rsquo;energia eolica. E oltre lo stretto, in Calabria, in Campania, in Puglia, vige, naturalmente, dimostrato da sequenze di fatti, lo stesso paradigma.</p>
<p>Fin qui il clima appunto, che &egrave; stato e rimane quello di un mondo convulso, capace di subordinare tutto a degli scopi: dalla complessa macchina regionale alla stessa Unione europea, che, pur distante ed estranea, &egrave; stata resa una agenzia di servizio, una fonte cui poter attingere senza misura, come lo &egrave; stato a lungo la Cassa per il Mezzogiorno. Le distanze e le estraneit&agrave;, proprio perch&eacute; tali, possono essere tuttavia motivo di sorprese. Riprendendo il filo del rapporto Falck-Pianimpianti, proprio la Corte di Giustizia della Ue, con l&rsquo;annullamento delle aggiudicazione dei quattro inceneritori, ha finito infatti per sparigliare le carte, nel 2007. E tutto questo proprio sul mega-affare dei 500 miliardi di euro ha avuto gli effetti pi&ugrave; dirompenti.</p>
<p>Dopo la firma del contratto con il gruppo Falck, la Lurgi ha perso poco tempo. Come da impegni, due anni dopo ha realizzato infatti gli impianti per la Sicilia. Non potendone effettuare tuttavia la consegna, a causa dell&rsquo;intervento della Ue, ha dovuto parcheggiarli nei propri stabilimenti di Francoforte, dove sono divenuti anno dopo anno obsoleti. Proprio di recente ne &egrave; nato allora un contenzioso, mosso dalla societ&agrave; tedesca, acquisita intanto dalla multinazionale francese Air Liquide, leader mondiale nei gas per l&rsquo;industria e l&rsquo;ambiente. In sostanza, trovatasi a distanza di quattro anni dalla firma con i tre impianti fermi in Germania e tecnologicamente obsoleti, la Lurgi ha deciso di adire le vie legali contro Pianimpianti e Falck, rivendicando il diritto di recedere dal&rsquo;accordo del 2005 e di essere pienamente risarcita. Per tutta risposta la societ&agrave; di Mercuri, avvalendosi della clausola che fissava il termine del diritto di recesso in due anni, ha fatto ricorso contro l&rsquo;impresa tedesca per &ldquo;frustrazione di contratto&rdquo;.</p>
<p>Evidentemente, tenuto conto che sono in gioco mezzo miliardo di euro e che la Lurgi ha sufficienti ragioni per vincere, si &egrave; aperta per le due societ&agrave; italiane una partita pericolosissima, per differenti motivi. L&rsquo;impero Falck rischia di essere messo in ginocchio, nell&rsquo;economia reale, con contraccolpi ipotizzabili pure a Piazza Affari e in altre Borse. La societ&agrave; di Mercuri rischia di essere travolta, e non solo: nel caso di dissoluzione, rischia di dover rendere conto, come non &egrave; avvenuto ancora a sufficienza, del suo passato economico, delle sue reali consistenze, delle sue diramazioni, in Italia e all&rsquo;estero. Le due contraenti italiane recano insomma sufficienti motivi per mettere in campo tutte le loro facolt&agrave; per evitare il baratro. E le parole di Berlusconi ad Acerra ne marcano per certi versi un riscontro, non si sa quanto misurato, concordato, calcolato. Le popolazioni siciliane come ne usciranno allora? Probabilmente, per il bene del capitalismo italiano di buon nome, e di quello di altra reputazione, non avranno solo gli inceneritori pi&ugrave; grandi d&rsquo;Europa, ma pure i pi&ugrave; inquinanti, i pi&ugrave; grondanti di gas e diossine.</p>
<p>Fonti: <a href="http://domani.arcoiris.tv/" target="_blank"><strong>Domani.arcoiris.tv</strong></a>&nbsp; -&nbsp; &ldquo;L&rsquo;Isola Possibile&rdquo; Rivista mensile allegata a &ldquo;Il Manifesto&rdquo;</p>]]></description>
<pubDate>Mon, 13 Jul 2009 18:25:14 +0200</pubDate>
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<title>Rifiuti in Sicilia. Le prospettive di un affare da cinque miliardi di euro.</title>
<link>http://www.0932blog.it/post/467/rifiuti-in-sicilia-le-prospettive-di-un-affare-da-cinque-miliardi-di-euro/</link>
<description><![CDATA[<h2><strong><img align="left" src="http://www.0932blog.it/public/image/modica/politica/carlo-ruta.jpg" alt="Carto Ruta" /></strong>A cura di Carlo Ruta</h2>
<p><strong>Con l'avvio delle nuove gare per gli inceneritori, viene rilanciato un affare di proporzioni enormi, destinato a influire notevolmente sugli assetti del potere siciliano nei prossimi decenni. Le concertazioni fra Palermo e Roma. Il quadro degli interessi in causa.</strong></p>
<p>L'accelerazione impressa dalle sedi regionali nella partita dei rifiuti &egrave; sintomatica. &Egrave; arrivata per certi versi imprevista, dopo anni di gioco apparentemente fermo, a seguito della decisione assunta nel 2006 dalla Corte di Giustizia dell'Unione Europea di annullare le aggiudicazioni dei quattro mega inceneritori, avvenute nel 2003. Si &egrave; cercato di prendere tempo, per rimettere ordine nell'affare, che ha visto in campo cordate economiche di spessore, eterogenee ma bene amalgamate. Si &egrave; interloquito con le societ&agrave; interessate per concordare il rimborso dei danni, stabiliti in ultimo nella cifra, iperbolica, di 200 milioni di euro. Adesso &egrave; arrivato l'annuncio delle nuove gare, mosse paradossalmente dagli alti burocrati che hanno organizzato le precedenti: dai medesimi quindi che sono stati censurati dalla UE per le irregolarit&agrave; rilevate nella vicenda. Come &egrave; nelle consuetudini, esistono ipoteche, parole date, assetti da cui non &egrave; agevole prescindere. Si registra comunque un aggiornamento, non da poco: gli inceneritori da realizzare saranno tre, a Bellolampo, Augusta e Campofranco. Si &egrave; deciso quindi di rinunciare al quarto, che sarebbe dovuto sorgere a Patern&ograve;, in area etnea. Le responsabilit&agrave; sono state fatte ricadere sulla compagine aggiudicataria Sicil Power, che secondo l'avvocato Felice Crosta, presidente dell'Arra, avrebbe indugiato troppo dinanzi alle richieste della parte pubblica. In realt&agrave; tutto lascia ritenere che si sia trattato di un primo rendiconto, nell'intimo della maggioranza e delle aree economiche di riferimento, mentre si opera per disincentivare la protesta che ha percorso l'isola dagli inizi del decennio.</p>
<p>Si &egrave; fatto il possibile, evidentemente, per rispettare i termini imposti dalla Ue, perch&eacute; non si perdessero i contributi, per diverse centinaia di milioni di euro, che la medesima ha destinato al piano rifiuti dell'isola. In quanto sta avvenendo si scorge nondimeno un ulteriore tempismo, che richiede una definizione. Tutto riparte dopo l'anno zero dell'emergenza di Napoli, a margine quindi di una rivolta sedata, ma probabilmente solo differita, che ha permesso di saggiare comunque un preciso modello di democrazia autoritaria, sostenuto da leggi ad hoc e da un particolare piglio sul terreno, tipicamente militare. Tutto riparte altres&igrave; quando l'allarme rifiuti &egrave; gi&agrave; al rosso non solo in Sicilia ma in numerose aree della penisola: quando s'impone quindi una risposta conclusiva, a livello generale, che, come nel caso di Napoli, si possa spendere dalla prospettiva del consenso. In tali sequenze si possono ravvisare allora delle logiche, che comunque vanno poste in relazione con alcuni dati di fatto, ma soprattutto con una serie di numeri.</p>
<p>In Italia funzionano 52 inceneritori, che trattano ogni anno circa 4 milioni di tonnellate di rifiuti: il 15 per cento di quelli complessivi. In Sicilia ne sorgeranno appunto tre, che, come previsto nei bandi di gara del 2003 e in quelli odierni, fatto salvo ovviamente l'impianto di Patern&ograve;, cui si &egrave; rinunciato, saranno capaci di trattare 1,86 milioni di tonnellate di rifiuti, pari quindi a quasi la met&agrave; di quelli che vengono inceneriti lungo tutta la penisola. In particolare: l'impianto di Bellolampo avr&agrave; una capacit&agrave; di lavorazione di 780 mila tonnellate di rifiuti annui; quello di Campofranco, di 680 mila; quello di Augusta, di 400 mila. Si tratta di numeri significativi. I tre inceneritori siciliani risulteranno infatti fra i pi&ugrave; grandi dell'intera Europa, insieme con quello di Brescia, che tratta 750 mila tonnellate di rifiuti, e con quello di Rotterdam, che ne lavora 700 mila. I conti tuttavia non tornano, tanto pi&ugrave; se si considera che i rifiuti siciliani da termovalorizzare, al netto cio&egrave; di quelli da riciclare attraverso la raccolta differenziata e altro, non dovrebbero superare, secondo le stime ottimali, le 600 mila tonnellate. &Egrave; beninteso nell'interesse delle societ&agrave; aggiudicatarie far lavorare gli impianti il pi&ugrave; possibile. Ma a redigere i bandi di gara &egrave; stato e rimane un soggetto pubblico, tenuto al rispetto dell'interesse generale, delle leggi italiane, delle direttive europee, e che, comunque, non pu&ograve; prescindere, oggi, da taluni orientamenti del governo nazionale.</p>
<p>In sostanza, i numeri bastano a dire che gi&agrave; nel 2003, quando il governo Berlusconi poteva godere dell'osservanza stretta di Salvatore Cuffaro, presidente della giunta regionale, si aveva un'idea composita dei mega impianti che erano stati studiati per la Sicilia. E se non fosse intervenuta la Ue, quando Romano Prodi aveva riguadagnato il governo, l'operazione rifiuti, nei modi in cui era stata congegnata, sarebbe oggi alla svolta conclusiva, a dispetto delle problematiche ambientali e dell'interesse delle popolazioni. Con l'avvento dell'autonomista Raffaele Lombardo il gioco si &egrave; fatto pi&ugrave; mosso. Le cronache vanno registrando sussulti di un qualche rilievo nel seno stesso della maggioranza. Ben si comprende tuttavia che se ieri l'affare accendeva motivazioni forti, oggi diventa imprescindibile, sullo sfondo di un potere politico che, dopo Napoli appunto, sempre pi&ugrave; va lanciandosi in politiche che per decenni la comune sensibilit&agrave; aveva reso impraticabili. Il proposito delle centrali nucleari costituisce del resto l'emblema di un modo d'essere.</p>
<p>Esistono in realt&agrave; le premesse perch&eacute; la linea dei termovalorizzatori, a partire dalla Campania, dove sono in costruzione quattro impianti, passi con ampiezza, a dispetto delle restrizioni sancite in sede comunitaria. In particolare, tutto &egrave; stato fatto, in un anno di governo, perch&eacute; l'affare risulti allettante. Se il ministro dell'Ambiente del governo Prodi, a seguito di una procedura d'infrazione dell'Unione Europea, aveva annullato infatti il &ldquo;Cip6&rdquo;, nel quadro dei contributi concessi alla produzione di energie rinnovabili, il ripristino e la maggiorazione del medesimo, nei mesi scorsi, offre alle imprese del campo ulteriori sicurezze. In aggiunta, con la finanziaria 2009, tale contributo viene esteso a tutti gli impianti autorizzati, inclusi quelli che indugiano ancora sulla carta.</p>
<p>In tale quadro, l'affare siciliano insiste a recare comunque caratteri distinti. Alcuni dati recenti della Campania, epicentro dell'emergenza italiana, lo comprovano. Gl'inceneritori che stanno sorgendo ad Acerra, Napoli, Salerno e Santa Maria La Fossa, potranno trattare, insieme, rifiuti per un massimo annuo di un milione e 200 mila tonnellate. I tre siciliani, come si diceva, potranno lavorarne poco meno di due milioni. Questo significa allora che l'isola &egrave; destinata a far fronte alle emergenze che sempre pi&ugrave; si paventano in altre aree del paese? Alla luce di tutto, propositi del genere sono pi&ugrave; che supponibili. Se tutto andr&agrave; in porto, non potranno mancare, in ogni caso, le occasioni e le ragioni per far lavorare gli inceneritori a pieno regime. Sulla base di logiche che non hanno alcun riscontro in altri paesi del mondo, si prevede infatti che possano essere trattati nell'isola fino all'85 per cento dei rifiuti siciliani, con esiti ovvi. A fronte dei progressi tecnologici, di cui pure si prende atto, la nocivit&agrave; dei termovalorizzatori viene riconosciuta a tutti i livelli, a partire dalla Ue, che suggerisce impianti di dimensioni piccole e medie, tanto pi&ugrave; in prossimit&agrave; degli abitati. Viene ritenuto esemplare in tal senso quello di Vienna, allocato nel quartiere periferico di Spittelau, che pu&ograve; trattare fino a 250 mila tonnellate di rifiuti. Sono ipotizzabili allora i danni che potranno derivare dagli inceneritori siciliani: da quello di Campofranco che, tre volte pi&ugrave; grande di quello viennese, dovrebbe sorgere ad appena un chilometro dall'abitato, a quello di Augusta che, uguale per dimensioni all'impianto di Parigi, non potr&agrave; che aggravare, come denunciano da anni le popolazioni, lo stato di un'area gi&agrave; fortemente colpita dalle scorie petrolchimiche. Ma tutto questo rimane ininfluente.</p>
<p>Il secondo tempo della partita siciliana significa ovviamente tante cose. Dalla prospettiva propriamente politica, &egrave; in gioco il potere. Sul terreno dei rifiuti, oltre che delle risorse idriche e delle energie, andranno facendosi infatti gli assetti regionali dei prossimi decenni. L'affare &egrave; destinato altres&igrave; a pesare sul contratto che va ridefinendosi fra Palermo e Roma, fra l'interesse autonomistico in versione Lombardo e quello di un potere centrale che intende mettere mano alla Costituzione come mai in passato. La presenza insistente del presidente regionale presso le sedi governative, danno peraltro conto di affinit&agrave; sostanziali, di una interlocuzione produttiva. &Egrave; comunque sul piano degli interessi materiali che si condensa maggiormente il senso dell'affare. La posta in palio rimane senza precedenti: circa 5 miliardi di euro in un ventennio, fra fondi governativi e comunitari. In via ufficiale, ovviamente, ogni decisione &egrave; aperta. Ma nei fatti, &egrave; realmente cos&igrave;? &Egrave; possibile che si prescinda del tutto dai solchi tracciati dalle gare del 2003?</p>
<p>Sin dagli esordi, la storia ha presentato un profilo mosso. Come era prevedibile, &egrave; sceso in campo il top dell'industria italiana dell'energia. Senza difficolt&agrave; gli appalti degli inceneritori di Bellolampo, Campofranco e Augusta sono andati infatti a tre gruppi d'imprese, rispettivamente Pea, Platani e Tifeo, guidati da societ&agrave; del gruppo Falck. Nel secondo si &egrave; inserita altres&igrave;, con una quota di riguardo, Enel Produzione. E la cosa darebbe poco da riflettere se non fosse per il piglio particolare con cui tale societ&agrave; veniva amministrata, allora, da Antonino Craparotta, destinato a finire in disgrazia per l'emergere di una storia di capitali extracontabili, alla volta di paesi arabi. Ancora senza alcun ostacolo, come da consuetudine, la quarta aggiudicazione, per l'impianto di Patern&ograve;, &egrave; andata a Sicil Power, un raggruppamento di diversa caratura, guidato da Waste Italia: quello che adesso, significativamente, con la rinuncia all'inceneritore etneo, sembra essere finito fuori gioco. Sono comunque altre presenze, discrete e nondimeno importanti, a rivelare i toni della vicenda.</p>
<p>Il posizionamento rapido della famiglia Pisante, presente nelle cronache giudiziarie sin dai tempi di &ldquo;Mani pulite&rdquo;, e del gruppo Gulino di Enna nelle quattro compagini aggiudicatarie, attraverso la Emit e l'Altecoen, &egrave; al riguardo paradigmatico. Come tale &egrave; stato percepito del resto, sin dai primi tempi, da alcune procure, che hanno lanciato l'allarme inceneritori, e dalla stessa Corte dei Conti siciliana, intervenuta sul caso con perentoriet&agrave;. A gare concluse, sono emersi, come &egrave; noto, degli inconvenienti, che hanno costretto l'imprenditore ennese, reduce con i Pisante della vicenda di MessinAmbiente, finita in scandalo, a farsi da parte, con la cessione di quote che gli hanno fruttato diversi milioni di euro. I termini della questione rimangono per&ograve; intatti. Si &egrave; aperta una contrattazione. Interessi di varia portata sono diventati compatibili. &Egrave; stato tenuto debitamente conto delle tradizioni. Il gruppo pugliese infine, senza alcun pregiudizio, &egrave; rimasto in gioco. Tutto questo costituisce per&ograve; solo un aspetto della storia. Si sono avuti infatti ingressi ancor pi&ugrave; discreti, per certi versi invisibili, al confine comunque fra l'economia e la politica. &Egrave; il caso della Pianimpianti: nota societ&agrave; di Milano amministrata dal calabrese Roberto Mercuri.</p>
<p>Attiva in numerose aree della penisola e all'estero nell'impiantistica per l'ambiente, tale impresa ha potuto godere di un inserimento strategico nel sistema degli appalti calabresi: in quelli dei depuratori in particolare, che hanno mosso circa 800 milioni di euro. Ha manifestato altres&igrave; dei punti di contatto oggettivi con l'Udc, essendone stato vice presidente l'ex parlamentare parmigiano Franco Bonferroni, amico di Pier Ferdinando Casini, ma soprattutto legatissimo a Lorenzo Cesa, attuale segretario nazionale del partito. Per tali ragioni, ritenuta cardinale negli intrecci fra politica e affari in Italia, &egrave; finita al centro di indagini giudiziarie complesse, condotte dal sostituto procuratore di Potenza Henry John Woodcock e, soprattutto, da Luigi De Magistris. Nell'atto di accusa del sostituto di Catanzaro vengono passati in rassegna fatti specifici, alcuni di non poco conto: dal sequestro di 3,8 milioni di euro al fratello e al padre di Roberto Mercuri su un treno diretto in Lussemburgo, al versamento di 370 mila euro che la Pianimpianti avrebbe fatto alla Global Media, ritenuta, attraverso Cesa, il polmone finanziario dell'Udc. Un teste, riferendosi agli appalti dei depuratori in senso lato, ha detto inoltre del sistema in uso delle tangenti, stabilite nella misura dal 3 al 7 per cento, equamente divise fra la Calabria e Roma. In conclusione, l'accusa ha presentato la societ&agrave; di Mercuri come la &ldquo;cassaforte&rdquo; di una associazione finalizzata all'illecito, ma l'inchiesta, che come &egrave; noto &egrave; passata di mano, &egrave; stata largamente archiviata.</p>
<p>Cosa c'entra per&ograve; tutto questo con gli inceneritori in Sicilia? In apparenza nulla. Pianimpianti, nei raggruppamenti guidati dal gruppo Falk, reca una presenza del tutto simbolica, con quote dello 0,1 per cento. Nell'affare ha guadagnato in realt&agrave; un rilievo sostanziale per quanto &egrave; avvenuto, in via assolutamente privata, dopo le aggiudicazioni del 2003. Le societ&agrave; Pea, Platani e Tifeo, l'1 luglio 2005 hanno commissionato infatti proprio all'impresa di Mercuri, in associazione con la Lurgi di Francoforte, la fornitura, chiavi in mano, dei tre inceneritori, per un importo complessivo di mezzo miliardo di euro, che costituisce, a conti fatti, la fetta pi&ugrave; grossa, pi&ugrave; immediata, quindi pi&ugrave; tangibile, dell'intera posta in palio. &Egrave; il caso di sottolineare in ultimo che pure il sodalizio Pianimpianti-Lurgi &egrave; connotato da un iter mosso, antecedente e successivo alla firma dei contratti con Actelios-Elettroambiente. Le due societ&agrave; sono finite sotto inchiesta nel 2005 per un giro di tangenti connesse alla costruzione dei due termovalorizzatori di Colleferro. Compaiono altres&igrave; nell'inchiesta Cash cow, ancora in corso, che nella medesima area laziale ha coinvolto, fra gli altri, decine di politici.</p>
<p>A questo punto, dal momento che sono state disposte nuove gare, si tratta di capire cosa potr&agrave; avvenire delle intese sottoscritte a partire dal 2003. Di certo, le societ&agrave; aggiudicatarie hanno guadagnato una posizione favorevole. Da titolari dei cantieri, hanno ripreso a beneficiare infatti del &ldquo;Cip6&rdquo;, malgrado il blocco di ogni attivit&agrave; dal 2007. Otterranno infine il mega risarcimento che reclamavano, di 200 milioni di euro appunto, pur avendo effettuato nei tre siti lavori esigui, solo di recinzione e movimento terra. Dopo la firma dell'accordo, regna quindi un curioso ottimismo. Prova ne &egrave; che i titoli Falck hanno avuto in Borsa rialzi del tutto anomali, lontanissimi dai trend dell'attuale recessione. Ma quali giochi vanno facendosi? La cifra della penale, che evoca un calcolo complesso, di certo costituir&agrave; un forte deterrente alla partecipazione di nuove compagini. Nel caso in cui la gara dovesse andare a vuoto, l'affidamento diretto agli attuali concessionari, a trattativa privata, potrebbe essere quindi un esito &ldquo;inevitabile&rdquo;. Ed &egrave; la stessa Falck a dare conto di intese in tal senso con l'Agenzia regionale, nella relazione semestrale del giugno 2008. Per motivi di opportunit&agrave; potrebbe prevalere tuttavia una seconda soluzione: il ritorno in gara, direttamente o in forma mimetica, delle imprese gi&agrave; aggiudicatarie, che finirebbero per pagare a s&eacute; stesse la penale, per il ripristino dei patti. In ambedue i casi, come &egrave; evidente, risulterebbe eluso il pronunciamento della Corte di Giustizia Ue.</p>
<p>Fonte: <strong><a href="http://domani.arcoiris.tv/" target="_blank">domani.arcoiris.tv</a></strong></p>]]></description>
<pubDate>Sat, 20 Jun 2009 21:22:08 +0200</pubDate>
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<title>Solidarietā all&#039;assessore Calabrese? L&#039;UDC non č d&#039;accordo</title>
<link>http://www.0932blog.it/post/446/solidarieta-all039assessore-calabrese-l039udc-non-e-d039accordo/</link>
<description><![CDATA[<p><a target="_blank" href="http://www.comune.modica.rg.it/giunta.asp"><img width="80" height="100" align="left" alt="Assessore Antonio Calabrese" src="http://www.0932blog.it/public/image/Antonio-Calabrese.jpg" /></a>Un famoso spot diceva che &quot;<em>succede solo da McDonald's</em>&quot;. Dopo la sparata di ieri sera dell'UDC probabilmente la multinazionale della ristorazione rivedr&agrave; i piani di comunicazione ed uscir&agrave; con un nuovo slogan tipo &quot;<em>succede solo da McDonald's, ma fuori di qui ne abbiamo viste di peggio...</em>&quot;</p>
<p>Perch&egrave; succede solo a Modica che un assessore (Antonio Calabrese, in foto) riceve una busta con un proiettile, l'intero consiglio comunale approva un documento di solidariet&agrave; per il membro della giunta, <a target="_blank" href="http://www.ilgiornalediragusa.it/politica/2901-alla-seduta-del-consiglio-comunale-solidarieta-allassessore-calabrese.html">ma l'UDC si astiene</a>!</p>
<p>Si &egrave; criticato il contenuto del documento. Probabilmente la mancanza nel documento di un qualche stanziamento a fondo perduto, non coperto da relativa entrata, ha fatto storcere il muso a chi per parecchi anni nella contea era abituato a dare il proprio assenzo a provvedimenti che hanno reso la citt&agrave; uno dei peggiori pagatori dell'emisfero boreale.</p>
<p>Noi prendiamo atto di non doverci stupire pi&ugrave; di niente. Massima solidariet&agrave; va all'assessore Calabrese.</p>]]></description>
<pubDate>Thu, 16 Apr 2009 19:46:36 +0200</pubDate>
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<title>Strategie di conquista e grandi affari lungo le vie dell'acqua. Il caso delle Eolie. - Un articolo di Carlo Ruta</title>
<link>http://www.0932blog.it/post/424/strategie-di-conquista-e-grandi-affari-lungo-le-vie-dellacqua-il-caso-delle-eolie-un-articolo-di-carlo-ruta/</link>
<description><![CDATA[<div style="line-height: 150%;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 150%;"><img height="321" width="250" align="left" src="http://www.0932blog.it/public/image/modica/politica/carlo-ruta.jpg" alt="carlo ruta" />Una vicenda rappresentativa nelle mappe dell&rsquo;appropriazione delle risorse idriche. Come viene trattato il disagio di Lipari e Salina, dove l&rsquo;acqua, carente da sempre, rimane la pi&ugrave; cara d&rsquo;Italia. Gli accordi che vi fanno da sfondo, da Palermo a Roma. La stretta della Sogesid sulle isole. </span></div>
<div style="line-height: 150%;">&nbsp;</div>
<div style="text-indent: 9pt; line-height: 150%;">&nbsp;</div>
<div style="text-indent: 18pt; line-height: 150%;"><span style="font-size: 10pt; line-height: 150%;">Come era prevedibile, nella Sicilia della privatizzazione idrica, le anomalie, anzich&eacute; esaurirsi con le gare d&rsquo;appalto, in alcuni ATO con esiti da scandalo, presentano risvolti sempre pi&ugrave; preoccupanti, mentre scorrono le vicissitudini di intere popolazioni che mancano dell&rsquo;erogazione necessaria e pagano l&rsquo;acqua pi&ugrave; cara che in altre aree del paese. Gli ambienti interessati stanno provvedendo in effetti a porsi in regola, pagando l&rsquo;obolo alla tradizione, facendo cio&egrave; i conti fino in fondo con i grovigli di poteri, legali e non solo, che serrano i territori. Gli equivoci del presente si fondono in sostanza con quelli del passato, con corrispondenze pi&ugrave; o meno perfette. Le cose non potevano andare del resto diversamente. Lungo i decenni che hanno preceduto la legge Galli, la gestione dell&rsquo;acqua nell&rsquo;isola, curata dall&rsquo;EAS e dalle municipalizzate, non &egrave; stata mai propriamente pubblica, chiamando bens&igrave; in causa interessi forti e consorterie di ogni tipo. I clamori giudiziari che hanno interessato l&rsquo;ente regionale medesimo, dallo scandalo Gunnella alle tangenti dell&rsquo;Ancipa, ne danno conto. La nuova situazione, gi&agrave; riprovevole per il declassamento del bene comune acqua a merce, nell&rsquo;isola sta finendo comunque con il peggiorare le cose oltre ogni misura. E per saggiarne le atmosfere, lungo gli ambiti territoriali, &egrave; il caso di prendere le mosse dalle isole Eolie, dove, sulla scena convulsa dell&rsquo;emergenza idrica convergono realt&agrave; influenti, a partire da una potente societ&agrave; di diritto pubblico: la Sogesid spa.</span></div>
<div style="text-indent: 18pt; line-height: 150%;"><span style="font-size: 10pt; line-height: 150%;">Per ragioni soprattutto geologiche, l&rsquo;arcipelago &egrave; oppresso da una endemica carenza di acqua, cui si &egrave; cercato di ovviare, prima ancora che con rifornimenti da navi cisterne e autobotte, con un dissalatore, costruito a Lipari </span><span style="font-size: 10pt; color: rgb(51, 51, 51); line-height: 150%;">circa trent&rsquo;anni fa dalla Regione Siciliana, amministrato lungamente dall&rsquo;EAS e, come tutti gli altri in Sicilia, finito di recente in gestione a un privato, l&rsquo;imprenditore nisseno Pietro Di Vincenzo, </span><span style="font-size: 10pt; line-height: 150%;">che ha messo in campo, allo scopo, una societ&agrave; <em>ad hoc</em>, la Gedis, adesso in amministrazione giudiziaria. Si tratta di un impianto obsoleto</span><span style="font-size: 10pt; color: rgb(51, 51, 51); line-height: 150%;"> e poco funzionante. Con i suoi tre moduli, a pieno regime, dovrebbe produrre infatti 6000 metri cubi di acqua potabile al giorno. Invece ne produce poco pi&ugrave; 2000 metri cubi, ben al di sotto cio&egrave; del fabbisogno. L&rsquo;emergenza, che si somma nelle Eolie a quella dei trasporti, rimane quindi allo zenit, mentre il costo dell&rsquo;acqua per gli abitanti di Lipari e delle altre isole, gi&agrave; elevato, &egrave; divenuto particolarmente esoso. L&rsquo;acqua desalinizzata viene erogata a </span><span style="font-size: 10pt; line-height: 150%;">4,80 euro al metro cubo, a circa 7 euro quella approvvigionata tramite autobotte, addirittura fino a 13 euro, iva inclusa, quella rilevata dalla nave cisterna. Ma a fronte di tutto questo, quali condotte si registrano nelle istituzioni che recano l&rsquo;onere di risolvere le cose?</span></div>
<div style="text-indent: 18pt; line-height: 150%;"><span style="font-size: 10pt; line-height: 150%;">L&rsquo;allarme sul deficit d&rsquo;acqua &egrave; stato lanciato, negli ultimi anni, a vari livelli: dal prefetto di Messina Francesco Alecci; dai sindaci di Lipari, Leni, Malfa, Santa Marina Salina, Milazzo; dai parlamentari messinesi German&agrave; e D&rsquo;Alia. Della questione sono stati investiti quindi il governo regionale e i responsabili del ramo. Se ne sono fatti carico in particolare, con Raffaele Lombardo, alcuni noti esponenti dell&rsquo;entourage presidenziale: Rossana Interlandi, gi&agrave; assessore regionale all&rsquo;Ambiente e oggi dirigente del medesimo assessorato; l&rsquo;avvocato Felice Crosta, presidente dell&rsquo;Agenzia regionale per i rifiuti e le acque, istituita da Cuffaro, poi formalmente abolita, ma ancora in attivit&agrave;; Ignazio Puccio, dirigente dell&rsquo;ARRA e plenipotenziario di Crosta in numerose vertenze lungo gli ATO siciliani. Si tratta, come &egrave; evidente, dello stato maggiore che sta regolando i processi di privatizzazione, cui si associa una presenza che nella vicenda delle Eolie assume un rilievo determinante: quella dell&rsquo;avvocato Luigi Pelaggi, consigliere di amministrazione della Sogesid spa. &Egrave; il caso di definire allora cosa rappresenta tale societ&agrave; e con quale ruolo entra in questa storia.</span></div>
<div style="text-indent: 18pt; line-height: 150%;"><span style="font-size: 10pt; line-height: 150%;">Nata nel 1994 quale concessionario della gestione di alcuni impianti di depurazione nella Regione Campania, la Sogesit spa si &egrave; assunta l&rsquo;onere di supportare la Legge Galli, attraverso la redazione dei piani d&rsquo;ambito e l&rsquo;attuazione di interventi industriali, in ambito acquedottistico, depurativo e fognario, lungo tutto il territorio nazionale. Per decisione del Ministero dell&rsquo;Ambiente e del Ministero delle Infrastrutture &egrave; divenuta dal 2007 uno strumento <em>in house</em>, ma, in ossequio appunto alla legge Galli, ha insistito a muoversi in modo privatistico, tanto da ritrovarsi al centro di un vasto circuito d&rsquo;interessi, pur mutuando nondimeno tratti e movenze dei tanti enti inutili che hanno fatto un po&rsquo; la storia della repubblica. Per tali ragioni, pi&ugrave; volte &egrave; stata fatta oggetto di interrogazioni parlamentari. Il deputato Ugo Lisi ne ha chiesto la messa in liquidazione. Il senatore Roberto Della Seta ne ha denunciato, oltre che la mancanza di una qualche utilit&agrave; pubblica, tanto pi&ugrave; dopo l&rsquo;istituzione recente dell&rsquo;Ispra, recante funzioni analoghe, le oscurit&agrave; operative, la mancanza di trasparenza nelle assunzioni del personale, gli altissimi stipendi degli ambiti dirigenziali. E con tale <em>feedback</em>, che combina le opacit&agrave; del pubblico e del privato, la societ&agrave; <em>in house</em> ha puntato sull&rsquo;affare Eolie, con l&rsquo;irruenza di un potere forte, perch&eacute; importante era divenuta intanto la posta in gioco.</span></div>
<div style="text-indent: 18pt; line-height: 150%;"><span style="font-size: 10pt; line-height: 150%;">L&rsquo;allarme lanciato dal sindaco di Lipari Mariano Bruno, dai colleghi delle isole minori e dal prefetto Alecci, cui &egrave; stato conferito intanto l&rsquo;incarico di </span><span style="font-size: 10pt; line-height: 150%;">commissario delegato per l'emergenza idrica</span><span style="font-size: 10pt; line-height: 150%;">, non poteva rimanere in realt&agrave; inascoltato, tanto pi&ugrave; dopo l&rsquo;implosione economica e giudiziaria del Di Vincenzo, che ha influito sensibilmente sulle inefficienze del dissalatore. Non potevano essere altres&igrave; sottovalutati i rischi per il decoro dell&rsquo;arcipelago, dichiarato dall&rsquo;Unesco patrimonio dell&rsquo;umanit&agrave;. Ne &egrave; sortito quindi, nel 2007, un superfinanziamento a opera del Ministero dell&rsquo;Ambiente, retto allora da Alfonso Pecoraro Scanio, per circa 38 milioni di euro. Si &egrave; trattato tuttavia solo di un buon inizio, perch&eacute; per il prossimo decennio altri contributi si annunciano da parte dell&rsquo;Unione Europea e di altre sedi: quanto basta in definitiva perch&eacute; interessi forti si volgano in direzione delle Eolie. C&rsquo;&egrave; peraltro da attingere a sufficienza dall&rsquo;amministrazione regionale, che da oltre un decennio riserva alle emergenze della Sicilia un cospicuo capitolo di spese, gestito in prima persona dai commissari straordinari, senza che, significativamente, siano venute meno, per calcolo o no poco importa, le problematiche dell&rsquo;acqua.</span></div>
<div style="text-indent: 18pt; line-height: 150%;"><span style="font-size: 10pt; line-height: 150%;">L&rsquo;ostacolo Di Vincenzo &egrave; stato rimosso agevolmente, perch&eacute; il contratto che vincola il gestore del dissalatore alla Regione &egrave; prossimo a scadere, e l&rsquo;imprenditore nisseno, messo alle corde dai giudici e dalle denunce del sindaco Rosario Crocetta, non &egrave; pi&ugrave; in grado di sostenere la partita. Con perentoriet&agrave;, a dispetto delle proteste di diversi consiglieri, che hanno scritto al prefetto Alecci, il comune di Lipari ha provveduto altres&igrave; a rimuovere un ulteriore problema, revocando un appalto di cui era stato aggiudicataria nel 2000 la Lotto spa. &Egrave; stato infine superato l&rsquo;ostacolo dell'<em>Authority</em> per la vigilanza sui contratti pubblici, che ha decisamente contestato la convenzione siglata fra societ&agrave; e il sindaco liparitano. Il centro-partita, da parte della Sogesid &egrave; stato quindi rapidamente conquistato, con la presentazione, approvata, di un progetto per il ciclo integrato dell&rsquo;acqua, il primo, per 29 milioni di euro, da trarre dai 38 per il momento disponibili. D&rsquo;altra parte, il </span><span style="font-size: 10pt; line-height: 150%;">direttore generale del Ministero dell&rsquo;Ambiente Gianfranco Mascazzini, interpellato sull&rsquo;accordo delle Eolie, non ha esitato a dire che si &egrave; trattato di decisioni prese ad altissimi livelli, in sede ministeriale, per interessi forti, quindi irrevocabili. </span></div>
<div style="text-indent: 18pt; line-height: 150%;"><span style="font-size: 10pt; line-height: 150%;">La connessione della Sogesid con l&rsquo;arcipelago, e contestualmente con i vertici della Regione e con l&rsquo;ARRA di Crosta e Puccio, viene comunque perfezionata il 17 febbraio 2009, quando uno dei tre consiglieri d&rsquo;amministrazione della societ&agrave;, l&rsquo;avvocato Luigi Pelaggi, componente della segreteria tecnica del Ministero dell&rsquo;Ambiente, viene nominato, con ordinanza del presidente del Consiglio dei Ministri Berlusconi, commissario delegato per l'emergenza idrica nelle Eolie. Si tratta, come &egrave; evidente, di una nomina forzata, sovrapponendosi di fatto, senza alcuna ragione d&rsquo;interesse pubblico, a quella del prefetto Alecci, che, da rappresentante del governo prima ancora che da commissario, &egrave; stato riconosciuto fra i pi&ugrave; imparziali nell&rsquo;affrontare l&rsquo;emergenza. Un tale passaggio &egrave; apparso nondimeno necessario, per ricondurre tutto negli alvei stabiliti, senza intralci.</span></div>
<div style="text-indent: 18pt; line-height: 150%;"><span style="font-size: 10pt; line-height: 150%;">Esistono in definitiva i presupposti perch&eacute; la Sogesid, nota appunto per gli stipendi d&rsquo;oro di cui godono i suoi dirigenti, possa trarre dall&rsquo;arcipelago profitti smisurati e duraturi, attingendo a risorse pubbliche a tutti i livelli: ma in cambio di quali benefici per gli abitanti di Lipari e delle altre isole? A conti fatti, nessuno. Come emerge dal progetto, il prezzo dell&rsquo;acqua desalinizzata verr&agrave; mantenuto a 4,80 euro al metro cubo, cio&egrave; il pi&ugrave; caro d&rsquo;Italia, addirittura con possibilit&agrave; di aumenti negli anni a venire. &Egrave; gi&agrave; messo altres&igrave; nel conto che l&rsquo;intervento della societ&agrave; non risolver&agrave; in via definitiva il deficit idrico delle Eolie. La prova? Una parte dell&rsquo;approvvigionamento dell&rsquo;acqua continuer&agrave; ad avvenire per mare, tramite nave cisterna. Come avviene gi&agrave; da quindici anni, dietro richiesta della Regione Siciliana, il 3 dicembre 2008 il Ministero della Difesa ha stipulato infatti con la societ&agrave; Marnavi di Napoli, con procedura negoziata ai sensi dell'art. 57 del decreto legge 163/06, un contratto di fornitura idrica all&rsquo;isola di Lipari per un importo di 26.000.000 euro, iva inclusa, per soli 2 milioni di metri cubi. In sostanza, gli abitanti dell&rsquo;arcipelago, sotto l&rsquo;egida della societ&agrave; <em>in house</em>, dovranno continuare pagare l&rsquo;acqua al prezzo, del tutto incongruo, di 13 euro al metro cubo. </span></div>
<div style="text-indent: 18pt;"><font size="2">In realt&agrave;, la Sogesid, se reca buone ragioni per mantenere, di fatto, lo stato di cose esistente, tante pi&ugrave; ne ha per scendere a patti con la Marnavi, che costituisce in campo armatoriale un potere consolidato, con forti referenti nelle istituzioni. Finisce in effetti con il servirsene, con mutuo guadagno, a titolo giustificativo e non solo, proprio perch&eacute; restino spendibili e ben remunerativi i deficit di fondo. In tale logica, &egrave; significativo comunque il modo in cui la societ&agrave; navale napoletana si pone nel paese e, in particolare, nella vicenda delle Eolie. </font></div>
<div style="text-indent: 18pt; line-height: 150%;"><span style="font-size: 10pt; line-height: 150%;">Presieduta da Domenico Iervoli, la Marnavi, &egrave; specializzata nel trasporto di sostanze chimiche. &Egrave; proprietaria di <strong><span style="font-weight: normal;">ventisette navi operanti sul mercato internazionale</span></strong><strong>,</strong> otto delle quali adibite al trasporto di acqua e prodotti alimentari per le comunit&agrave; delle isole italiane. Come altre societ&agrave; armatoriali, non appare particolarmente devota all&rsquo;interesse nazionale. Ha fatto costruire infatti diverse navi nella Turchia asiatica, presso di Tuzla, nota perch&eacute; ospita la maggiore concentrazione navalmeccanica della terra, con quarantacinque cantieri schierati fianco a fianco. Gode nondimeno di alta considerazione presso le sedi governative. E non pu&ograve; trattarsi di normale convenienza. Come riportato, da circa quindici anni la societ&agrave; rifornisce d&rsquo;acqua le isole Eolie, con convenzioni annuali che, palesemente, prescindono da ogni calcolo di economicit&agrave;, mentre Regione e Ministero della Difesa avrebbero potuto ricercare soluzioni pi&ugrave; idonee, attraverso accordi meglio mirati oppure l&rsquo;espletamento di regolari gare d&rsquo;appalto. In merito poi all&rsquo;opportunit&agrave;, appaiono tutt&rsquo;altro che irrisori gli inconvenienti che hanno presentato fino a oggi le operazioni di scarico nelle aree portuali di Lipari, prossime alle abitazioni civili: dalle perdite in mare di acqua potabile agli eccessi di rumore, in tutte le ore del giorno e della notte.</span></div>
<div style="text-indent: 18pt; line-height: 150%;"><span style="font-size: 10pt; line-height: 150%;">Evidentemente, malgrado i conti non possano tornare, i giochi sono fatti, nel pieno rispetto della tradizione. C&rsquo;&egrave; stato tuttavia un inconveniente, che consente di chiarire meglio le cose e di rendere, soprattutto, misurabile l&rsquo;affare dell&rsquo;arcipelago. Si tratta dell&rsquo;entrata in scena di una impresa tedesca, la Aqua Blue di Bubesheim, operante in vari ambiti: la depurazione, gli impianti idrici, l&rsquo;energia solare. Klaus Dieter Simon, che conosce bene l&rsquo;Italia per averla lungamente frequentata, ne &egrave; l&rsquo;amministratore delegato. E in tale veste, nel 2007 ha presentato alle autorit&agrave; territoriali e regionali una proposta di convenzione, ancora ai sensi </span><span style="font-size: 10pt; line-height: 150%;">dell'art. 57 del decreto legge 163/06, per la definitiva soluzione dell&rsquo;emergenza idrica delle Eolie. L&rsquo;impresa, in particolare, si &egrave; impegnata a installare, a Lipari e nelle isole minori, alcuni moduli di dissalazione di nuova generazione, quindi non ingombranti come gli attuali n&eacute; inquinanti, atti a risolvere per intero il fabbisogno idrico, a costo zero per lo stato, la regione e i comuni, richiedendo di contro alla parte pubblica, solo a servizio erogato, il pagamento dell&rsquo;acqua a un costo oscillate fra 1,05 e 1,21 euro, iva esclusa. </span></div>
<div style="text-indent: 18pt; line-height: 150%;"><span style="font-size: 10pt; line-height: 150%;">Tra la tariffa che ha proposto l&rsquo;amministratore dell&rsquo;impresa tedesca e i quasi 5 euro richiesti dalla Sogesid, che diventano addirittura 13 con l&rsquo;intervento della Marnavi, corre evidentemente un abisso, che &egrave; in fondo quello che separa due precisi modi d&rsquo;essere e di rapportarsi al bene pubblico. Da un lato c&rsquo;&egrave; </span><span style="font-size: 10pt; line-height: 150%;">Klaus Dieter Simon, che ha deciso di non pagare alcun obolo alla tradizione, di fare impresa quindi nel modo pi&ugrave; civile. Dall&rsquo;altro stanno i potentati regionali, il braccio operativo dell&rsquo;ARRA, i grandi feudatari delle risorse idriche, che, a ragion veduta, hanno stabilito di mantenere alti i canoni, nel caso appunto delle Eolie fino all&rsquo;inverosimile, a dispetto dei bisogni delle comunit&agrave;. Tutto questo, a riprova che nel tempo della privatizzazione, tanto pi&ugrave; in Sicilia, la selezione dei convitati al grande affare dell&rsquo;acqua, che include la partita dell&rsquo;arcipelago, sta avvenendo al peggio. </span></div>
<div style="text-indent: 18pt; line-height: 150%;"><span style="font-size: 10pt; line-height: 150%;">Ecco comunque il seguito della storia. Dinanzi alle evidenti opportunit&agrave; della proposta dell&rsquo;impresa tedesca, il prefetto Alecci, quale commissario delegato per l'emergenza idrica nelle Eolie, si &egrave; dimostrato, una volta ancora, conseguente. Nell&rsquo;incontro per l&rsquo;esame tecnico della medesima, che si &egrave; tenuta il 28 ottobre 2008, presso il Ministero dell&rsquo;Ambiente, ha relazionato infatti favorevolmente. Ha dovuto tuttavia fare i conti con l&rsquo;opposizione, irriducibile e scontata, dell&rsquo;ingegnere Puccio dell&rsquo;ARRA, che, con ben poche argomentazioni, in quella sede ha decretato impossibile la desalinizzazione dell&rsquo;acqua marina ai costi garantiti da </span><span style="font-size: 10pt; line-height: 150%;">Klaus Dieter Simon</span><span style="font-size: 10pt; line-height: 150%;">. I giochi erano fatti, appunto, e la nomina di Pelaggi, gi&agrave; nelle cose, era destinata a chiudere l&rsquo;argomento.</span></div>
<div style="line-height: 150%;">&nbsp;</div>
<div style="line-height: 150%;">&nbsp;</div>
<div style="line-height: 150%;"><em><span style="font-size: 10pt; line-height: 150%;">Fonte: &ldquo;L'isola possibile&rdquo;, rivista mensile siciliana allegata a &quot;Il Manifesto&quot;</span></em></div>]]></description>
<pubDate>Thu, 02 Apr 2009 00:00:01 +0200</pubDate>
<guid isPermaLink="false">http://www.0932blog.it/post/424/strategie-di-conquista-e-grandi-affari-lungo-le-vie-dellacqua-il-caso-delle-eolie-un-articolo-di-carlo-ruta/</guid>
</item>
<item>
<title>Scicli: gli aumenti delle tariffe contenute nella delibera di Giunta n. 68 del 19.03.2009 - Una nota di Gianpaolo Aquilino</title>
<link>http://www.0932blog.it/post/422/scicli-gli-aumenti-delle-tariffe-contenute-nella-delibera-di-giunta-n-68-del-19032009-una-nota-di-gianpaolo-aquilino/</link>
<description><![CDATA[<div style="margin: 0pt"><span style="font-size: 8.5pt">Questo &egrave; il cambiamento della maggioranza di centrodestra targata Venticinque. Ho ritenuto indicativo riportare la 1&deg; fascia di reddito perch&eacute; &egrave; quella pi&ugrave; bassa, ma gli aumenti riguardano tutte le fasce di reddito.<br />
<br />
</span></div>
<div style="margin: 0pt"><span style="font-size: 8.5pt">ASILI NIDO: <br />
2008 - 1&deg; fascia 115,10 &euro; al mese (orari 8-17) - 1&deg; fascia 89,53 &euro; al mese (orari 7.30-14.30)<br />
2009 - 1&deg; fascia 140,00 &euro; al mese (orari 8-17) - 1&deg; fascia 108,89 &euro; al mese (orari 7.30-14.30)<br />
<br />
REFEZIONE SCOLASTICA<br />
Aumentata di pochi centesimi<br />
<br />
TRASPOSRTO ALUNNI<br />
Aumento per tutte le fasce del 20% <br />
<br />
COLONIA ESTIVA<br />
2008 - 1&deg; fascia 94,00 &euro; <br />
2009 - 1&deg; fascia 125,00 &euro;<br />
<br />
IMPIANTI SPORTIVI<br />
2008 - per ogni ora di utilizzo degli impianti sportivi comunali, le associazioni pagavano 0,50 &euro; <br />
2009 - per ogni ora di utilizzo degli impianti sportivi comunali, le associazioni dovranno pagare 2,00 &euro;<br />
<br />
SPURGO POZZI NERI<br />
2008 - 1&deg; fascia 20,00 &euro; a servizio <br />
2009 - 1&deg; fascia 30,00 &euro; a servizio<br />
<br />
CINEFORUM<br />
2008 - spettacolo teatrale 2,00 &euro; e Cineforum 1,00 &euro;<br />
2009 - spettacolo teatrale 5,00 &euro; e Cineforum 3,00 &euro;<br />
<br />
LOCAZIONE GAZEBO E PALCO MUSICALE<br />
2008 - per ogni giorno di utilizzo 30,00 &euro;<br />
2009 - per ogni giorno di utilizzo 100,00 &euro;<br />
<br />
PALAZZO SPADARO<br />
2008 - utilizzo giornaliero della sala di Palazzo Spadaro per le mostre 70,00 &euro;<br />
2009 - utilizzo giornaliero della sala di Palazzo Spadaro per le mostre 150,00 &euro;</span></div>
<p><span style="font-size: 8.5pt"><br />
SANTA TERESA<br />
2008 - 70,00 &euro; al giorno<br />
2009 - 300,00 &euro; al giorno<br />
<br />
TARIFFE DI PARCHEGGIO<br />
2008 &ndash; 30 minuti 0,30 &euro; - 1 ora 0,50 &euro;<br />
2009 - 30 minuti 0,50 &euro; - 1 ora 0,80 &euro;<br />
<br />
RILASCIO CARTA D'IDENTIT</span><span style="font-size: 8.5pt">&Agrave;</span><span style="font-size: 8.5pt"><br />
2008 - 7,00 &euro;<br />
2009 - 10.00 &euro;</span></p>
<p><span style="font-size: 8.5pt">Gianpaolo Aquilino<br />
<br />
</span></p>]]></description>
<pubDate>Tue, 31 Mar 2009 14:27:05 +0200</pubDate>
<guid isPermaLink="false">http://www.0932blog.it/post/422/scicli-gli-aumenti-delle-tariffe-contenute-nella-delibera-di-giunta-n-68-del-19032009-una-nota-di-gianpaolo-aquilino/</guid>
</item>
<item>
<title>[Comunicato LAV Sicilia] Tragedia aggressioni da cani: LAV diffida prefettura, procura della Repubblica e ASL di Modica</title>
<link>http://www.0932blog.it/post/409/comunicato-lav-sicilia-tragedia-aggressioni-da-cani-lav-diffida-prefettura-procura-della-repubblica-e-asl-di-modica/</link>
<description><![CDATA[<p><a href="http://www.lavsicilia.it/" target="_blank"><img align="left" src="http://www.0932blog.it/public/image/varie/lav.gif" alt="lav sicilia at 0932blog.it" /></a><strong>Urgenza straordinaria per contrastare il randagismo: subito un decreto legge del Governo per sterilizzazione dei cani e moratoria sulle vendite.</strong></p>
<p>L'Ufficio Legale della LAV ha formalmente diffidato Prefettura, Procura della Repubblica e Asl di Modica (Ragusa) dal sopprimere i randagi, ritenendo gravissima una eventuale decisione in tal senso. Per evitare un'insensata carneficina, illegale e pericolosa per la sicurezza pubblica, la LAV sollecita l'intervento dei Ministri dell'Interno e della Giustizia, e del Sottosegretario della Salute Francesca Martini.<br />
Dopo la tragedia di Scicli (Ragusa) dove una vita umana &egrave; stata stroncata e altre tre sono state ferite, la LAV chiede - vista la straordinaria urgenza di provvedimenti necessari a contrastare il randagismo - un'Ordinanza ai Sindaci, ai Presidenti di Regione e ai Prefetti, un Decreto Legge al Governo per il quale si appella al Presidente del Consiglio Berlusconi, ovvero un atto che imponga d'urgenza la sterilizzazione obbligatoria di tutti i cani sul territorio nazionale e la moratoria delle vendite dei quattrozampe, in maniera da chiudere i &quot;rubinetti&quot; dell'abbandono delle cucciolate che causano enormi problemi economici alle Amministrazioni pubbliche, morali e di sicurezza.</p>
<p>La LAV chiede inoltre ai Presidenti della Camera, Gianfranco Fini, del Senato Renato Schifani, dei gruppi parlamentari, di far calendarizzare subito nelle Commissioni Affari Sociali e Sanit&agrave; le oltre dieci proposte di legge gi&agrave; presentate da deputati di tutti i gruppi per ottenere il miglioramento della Legge 281 del 1991 sulla prevenzione del randagismo, ridefinire le competenze dirette locali che vedono i Servizi Veterinari Asl in genere colpevolmente assenti, coinvolgere nelle attivit&agrave; di prevenzione le migliaia di studi veterinari dei liberi professionisti sul territorio, stroncare il business dei canili-lager, educare e responsabilizzare i proprietari di cani.</p>
<p>&quot;Ogni indecisione a prendere provvedimenti che coniughino tutela degli animali e sanit&agrave; pubblica, sarebbe colpevole&quot;, dichiara la LAV.<br />
L'Associazione ricorda, inoltre, che la Legge Finanziaria per il 2008 (Legge 24 Dicembre 2007, n. 244, Art. 2, comma 370) ha cos&igrave; sostituito l' articolo 4 della legge 14 agosto 1991, n. 281 in materia di tutela degli animali d'affezione e prevenzione del randagismo: &quot;I comuni, singoli o associati, e le comunit&agrave; montane provvedono prioritariamente ad attuare piani di controllo delle nascite attraverso la sterilizzazione. A tali piani &egrave; destinata una quota non inferiore al 60 per cento delle risorse di cui all'articolo 3, comma 6. I comuni provvedono, altres&igrave;, al risanamento dei canili comunali esistenti e costruiscono rifugi per i cani, nel rispetto dei criteri stabiliti con legge regionale e avvalendosi delle risorse di cui all'articolo 3, comma 6&quot;. Tali Piani si devono aggiungere a quelli analoghi predisposti da ogni Servizio veterinario Asl di cui all'articolo 2 comma 1 della Legge 281-91, ciascuno dei quali finanziato con proprie risorse.</p>
<p><strong>Roma-Palermo, 17.03.2009</strong></p>]]></description>
<pubDate>Thu, 19 Mar 2009 14:43:04 +0100</pubDate>
<guid isPermaLink="false">http://www.0932blog.it/post/409/comunicato-lav-sicilia-tragedia-aggressioni-da-cani-lav-diffida-prefettura-procura-della-repubblica-e-asl-di-modica/</guid>
</item>
<item>
<title>[Comunicato LAV Sicilia] Randagi Pisciotto - Indagare su irresponsabile affidamento cani sequestrati</title>
<link>http://www.0932blog.it/post/408/comunicato-lav-sicilia-randagi-pisciotto-indagare-su-irresponsabile-affidamento-cani-sequestrati/</link>
<description><![CDATA[<p><a href="http://www.lavsicilia.it/" target="_blank"><img align="left" src="http://www.0932blog.it/public/image/varie/lav.gif" alt="lav sicilia at 0932blog.it" /></a>La LAV esprime solidariet&agrave; alla famiglia del piccolo Giuseppe Brafa, ucciso da un branco di cani a Punta Pisciotto (Ragusa), e ai due feriti, vittime degli stessi cani. Esprime nel contempo perplessit&agrave; riguardo l'affidamento dei cani all'uomo, poi arrestato. &quot;Chiediamo di appurare le motivazioni che hanno portato ad affidare questi cani, dopo la prima aggressione di mesi fa, ad un singolo cittadino, definito impropriamente animalista e evidentemente non preparato a tale responsabilit&agrave;, piuttosto che ad un ente pubblico, o al Servizio Veterinario Asl o a un'associazione animalista - <strong>dichiara Gianluca Felicetti, Presidente della LAV</strong> - quando non sempre le Procure della Repubblica valutano con attenzione richieste di affidamento di animali sequestrati e bisognosi di cure, da parte di associazioni la cui attivit&agrave; &egrave; prevista per legge e riconosciuta per Decreto dal Ministero della Salute, come la stessa LAV.&quot; &quot;E' importante in ogni caso che il Governo vari subito il promesso Disegno di Legge sulla prevenzione delle aggressioni canine&quot; <strong>aggiunge Felicetti</strong>.</p>
<p>La morte del piccolo Giuseppe, quindi, non pu&ograve; definirsi una tragedia annunciata, come dichiarato dal Sindaco del Comune ragusano, ma un dramma che vede precise responsabilit&agrave; umane. E' grave che colui che &egrave; deputato per legge alla tutela della salute e dell'incolumit&agrave; pubblica, cos&igrave; come alla tutela degli animali, provi a scaricare la propria coscienza, e quella dei suoi predecessori, dichiarando che i cani pericolosi non possono essere abbattuti:&nbsp; &quot;I cani la cui pericolosit&agrave; sia comprovata possono purtroppo essere uccisi - <strong>prosegue Ilaria Innocenti, del settore Cani e gatti della LAV</strong> - ma diffidiamo il Sindaco a procedere ad abbattimenti frettolosi, senza il parere di un veterinario comportamentalista, e chiediamo invece al Sottosegretario alla Salute, Francesca Martini, e all'Assessore regionale alla Salute, Massimo Russo, di istituire una Commissione d'inchiesta per stabilire tutte le responsabilit&agrave; della drammatica vicenda e dell'affidamento dei cani&quot;.</p>
<p>La situazione di V.G., che aveva i cani in custodia, infatti, era nota da almeno tre anni, ma nessuna competenza comunale, tra cui quella dell'assistenza sociale, era stata adeguatamente attivata. Tale situazione, inoltre, aveva arrecato numerosi problemi, mai affrontati efficacemente, e l'avere affidato la custodia giudiziaria degli animali a una persona che gi&agrave; aveva suscitato dubbi sulla sua affidabilit&agrave;, &egrave; incomprensibile. L'Associazione ricorda, inoltre, che il reato di omessa custodia e malgoverno di animali, ovvero l'articolo 672 del Codice penale, &egrave; stato depenalizzato anni fa: &quot;Confidiamo nell'impegno a ripenalizzare questo reato, nell'atteso e urgente Disegno di Legge in materia di tutela dell'incolumit&agrave; pubblica dall'aggressione dei cani, che trasformer&agrave; in legge la recente ordinanza del Ministero della Salute tesa a responsabilizzare i possessori di cani, con finalit&agrave; di prevenzione e attenzione al benessere animale - <strong>conclude Marcella Porpora, coordinatrice LAV Sicilia</strong> - e, al fine di prevenire episodi come questo, riteniamo necessario che la Regione e i Comuni predispongano dei piani concreti per contrastare il randagismo e attivino al pi&ugrave; presto programmi di sterilizzazione degli animali&quot;.</p>
<p>Considerate le situazioni di paura che si sviluppano a seguito di questi episodi, la LAV invita, infine, tutte le autorit&agrave; competenti nelle aree interessate dalla presenza di randagi alla massima sorveglianza contro gesti di crudelt&agrave; nei confronti degli animali.</p>
<p>Palermo, 16.03.2009 - <strong><a href="http://www.lav.it" target="_blank">www.lav.it</a></strong></p>]]></description>
<pubDate>Wed, 18 Mar 2009 14:43:04 +0100</pubDate>
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</item>
<item>
<title>I linguaggi della politica fra informazione e deformazione - Una segnalazione della federazione del PD di Ragusa</title>
<link>http://www.0932blog.it/post/402/i-linguaggi-della-politica-fra-informazione-e-deformazione-una-segnalazione-della-federazione-del-pd-di-ragusa/</link>
<description><![CDATA[<div>La <strong>Federazione</strong><strong> del Partito Democratico di Ragusa</strong> invita a partecipare al convegno, organizzato da Cittadinanza Attiva, che si terr&agrave; <strong>VENERDI&rsquo; 20 MARZO</strong>, alle ore 18.30, presso la sala <strong>AVIS di Ragusa</strong>, su &quot;<u>I linguaggi della politica fra informazione e deformazione</u>&quot;.</div>
<div>All'incontro&nbsp;parteciperanno:</div>
<ul style="margin-top: 0cm" type="disc">
    <li>Antonio Roccuzzo (Direttore TG LA7),</li>
    <li>Riccardo Orioles (giornalista &quot;I Siciliani&quot;)</li>
    <li>Angelo Di Natale (giornalista RAI)</li>
    <li>Filippo Spataro (Docente di Scienza della Comunicazione all'Universit&agrave; di Catania).</li>
</ul>
<div>&nbsp;</div>
<div>Provocher&agrave; la partecipazione al dibattito cittadino Antonio La Monica, giornalista de &quot;La Citt&agrave;&quot;.</div>]]></description>
<pubDate>Sat, 14 Mar 2009 03:25:12 +0100</pubDate>
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</item>
<item>
<title>La cittā informata - Una segnalazione di Una Nuova Prospettiva</title>
<link>http://www.0932blog.it/post/401/la-citta-informata-una-segnalazione-di-una-nuova-prospettiva/</link>
<description><![CDATA[<div>Diamo notizia di un&rsquo;importante iniziativa che si sta per avviare a Modica.</div>
<div>&nbsp;</div>
<div>Il Sindaco e l&rsquo;amministrazione comunale intendono promuovere una serie di incontri bimestrali con la citt&agrave; al fine di illustrare, commentare, confrontarsi e riflettere sui temi di carattere amministrativo di particolare interesse ed attualit&agrave;.</div>
<div>&nbsp;</div>
<div>La formula scelta &egrave; quella dell&rsquo;intervista che giornalisti accreditati rivolgeranno al Sindaco e, suo tramite, agli Assessori.</div>
<div>&nbsp;</div>
<div>Il pubblico presente al dibattito avr&agrave; un ruolo di testimone attivo, atteso che potr&agrave;, poi, inviare domande, via e-mail, al Sindaco e agli Assessori.</div>
<div>&nbsp;</div>
<div>Si riconosce, pertanto, la centralit&agrave; del ruolo della stampa, strumento insostituibile e indispensabile per il consolidamento di una democrazia che si fonda sulla partecipazione.</div>
<div>&nbsp;</div>
<div>La politica ha bisogno di una stampa critica, libera e autonoma, condizioni necessarie per garantire la crescita civile e collettiva.</div>
<div>&nbsp;</div>
<div>Il primo di questi incontri si terr&agrave; <strong>venerd&igrave; 13 marzo alle ore 19.00 presso l&rsquo;auditorium del Palazzo della Cultura</strong>.</div>
<div>&nbsp;</div>
<div>Invitiamo tutti i nostri lettori a partecipare a questo importante momento di informazione che avviciner&agrave; ulteriormente la citt&agrave; alla &ldquo;casa comune&rdquo; di tutti i cittadini.</div>
<div>&nbsp;</div>
<div>&nbsp;</div>
<div>&nbsp;</div>
<div>Una Nuova Prospettiva - Modica.</div>
<div>&nbsp;</div>
<div>&nbsp;</div>
<div>&nbsp;</div>
<div>Posta elettronica:</div>
<div>info@unanuovaprospettiva.it</div>
<div>Sito Web:</div>
<div>www.unanuovaprospettiva.it</div>]]></description>
<pubDate>Fri, 13 Mar 2009 03:25:12 +0100</pubDate>
<guid isPermaLink="false">http://www.0932blog.it/post/401/la-citta-informata-una-segnalazione-di-una-nuova-prospettiva/</guid>
</item>
</channel>
</rss>

